Aeroporti di Toscana: per un futuro davvero sostenibile di Pisa e Firenze


L’impressione è che la polemica sulla questione degli aeroporti toscani sia solo all’inizio. Le effervescenti e comprensibili resistenze dei Sindaci della Piana, la lunga e travagliata vicenda della Variante al PIT e, da ultimo, il Piano Passera sul sistema aeroportuale italiano. Sono tutti segnali di una querelle tutta in divenire che, ancora, non ha raggiunto il suo culmine.

 

È bene dichiarare subito qual è, a nostro modo di vedere, il cuore del problema. Ossia, che questa vicenda è stata per troppo tempo “inquinata” dal tema dell’orientamento della pista fiorentina. In altri termini, ci si è concentrati sull’infrastruttura in quanto tale, perdendo fatalmente di vista il sistema di valori dal quale far sgorgare la decisione politica. Quasi che oggi sia indifferente scegliere un modello tutto improntato alla competitività economico/finanziaria o scegliere finalmente la via alta della sostenibilità.

 

Il cuore del problema, dicevamo, sta tutto qui. Perché è evidente che quando i poteri forti della nostra regione asseriscono che il polo aeroportuale toscano può diventare il terzo per volume di traffico su scala nazionale, e che la sfida vera è accaparrarsi i fondi di provenienza statale e comunitaria, hanno in mente una Toscana e un mondo, il cui metro di governo è la mera competizione. Ma su questo altare, le nostre Istituzioni rischiano d’immolare irrimediabilmente l’unica e improcrastinabile pianificazione ecologica di scala metropolitana che abbiano partorito (con pieno merito!) in questi anni: il Parco della Piana.

 

La posta in palio è alta e chiarissima. Ed è per questo che non possiamo accontentarci di qualche compensazione ambientale, qua e là. Né possiamo accettare di vederci affibbiato il ruolo di rallentatori di processi storici ineluttabili. Perché non siamo contro gli aeroporti, bensì contro un’idea della politica che vorrebbe mettere Firenze contro Pisa o Firenze e Pisa contro Bologna. Siamo per un equilibrio tra ragioni economiche e istanze socio/ambientali, in una logica di sistema. Dunque, Firenze potrebbe rinunciare al salto di categoria della pista a 2.000 m, ragionando in termini di capacità di carico sul proprio territorio e in una logica di rete FI-BO-PI. Questo scenario le permetterebbe finalmente di qualificare e mettere in sicurezza lo scalo attuale (oggi la lunghezza reale in decollo è di 1.000 metri!) e, soprattutto, di salvare il Parco della Piana.

 

La Regione, dal canto suo, potrebbe promuovere un tavolo di discussione, in una cornice di valori condivisi, con la Regione Emilia Romagna e il prossimo Governo Nazionale, affinché l’hub Firenze-Bologna-Pisa assuma davvero una statura europea (sia dal punto di vista ecologico che funzionale). La politica, dicevamo, potrebbe. Dovrebbe. Anzi, a pensarci bene, deve.

 

* Gli autori sono rispettivamente Presidente e Responsabile Mobilità e Aree urbane di Legambiente Toscana

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Pubblicato il20 febbraio 2013