A Festambiente Expo presentata l’esperienza del progetto Life Recoil


Progetto Life Recoil, per il recupero dell'olio vegetale usato in cucina. A Festambiente Expo presentata l’esperienza del progetto Life Recoil che ha permesso di raccogliere oltre 2 mila litri di olio vegetale usato raccolto evitando di immettere in atmosfera 125 kg circa di CO2 equivalente  

I rifiuti possono essere un’importante risorsa. Un esempio? L’olio vegetale usato in cucina per friggere cibi succulenti come patatine fritte, pesce, dolci o quello contenuto nelle scatolette del tonno. Comunemente considerato un rifiuto non pericoloso, l’olio esausto se disperso nell'ambiente (versandolo ad esempio nello scarico del lavandino, come si fa di solito) può essere molto inquinante. Se recuperato correttamente può essere, invece, fonte di vantaggi economici e ambientali, oltre che essere funzionale a ridurre l'impatto ambientale, a stimolare stili di vita sempre più sostenibili e a promuovere sistemi innovativi per produrre energia termica ed elettrica.

Di questo si è parlato venerdì 5 giugno all’evento organizzato a Cascina Triulza nell’ambito di Festambiente Expo, a Milano, dal titolo: “Perché riciclare l’olio vegetale esausto: nuova energia per il futuro”, dove è stata presentata l’esperienza realizzata dal Progetto Life Recoil per il recupero dell’olio vegetale in cucina, cofinanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del programma Life+, che vede come capo fila AzzeroCO2 e come partner di progetto Kyoto Club, Legambiente, Cid Software e Conoe. Avviato nell’autunno del 2011, il progetto in questi anni ha permesso di realizzare una filiera ottimizzata per il recupero dell'olio vegetale usato in cucina, pianificando un sistema per la raccolta porta a porta nei due comuni pilota scelti, Castell’Azzara (Gr) e Ariano Irpino (Av), seguendo costantemente l’andamento della raccolta domiciliare e valutandone i risultati in tempo reale. Inoltre è stato stimato il potenziale dell’olio esausto raccolto come combustibile per la produzione di energia elettrica e termica, dopo un trattamento esclusivamente meccanico. Fino ad oggi, nei 12 appuntamenti con cadenza mensile previsti dal progetto Life Recoil, sono stati raccolti 2.122 litri di olio vegetale usato, evitando di immettere in atmosfera circa 125 kg di CO2 equivalente.

 

All’incontro, moderato dalla giornalista Veronica Caciagli, hanno preso parte: Serena Drigo di AzzeroCO2, Roberto Calabresi Kyoto Club, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Gerardo Carrieri Cid Softwar e Tommaso Campanile Conoe. Il tema presentato venerdì a Festambiente Expo ben si lega con il tema di Expo Milano “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Secondo i dati prodotti durante la sperimentazione del progetto, un kg di olio vegetale esausto, dopo purificazione meccanica (filtrazione, centrifugazione, separazione), può produrre circa 3,6 kWh di energia elettrica e 3,5 kWh di energia termica (nelle stesse condizioni, per avere gli stessi risultati sarebbero stati necessari circa 0,8 kg di diesel). Inoltre le emissioni prodotte (particolato, CO, CO2, NOx) sono inferiori a quelle causate dall’utilizzo di combustibili tradizionali. Il minore impatto ambientale è ancora più evidente perché, oltre a produrre energia, si evita la dispersione di un rifiuto.

 

“Il nostro auspicio – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - è che sempre più comuni italiani adottino il percorso intrapreso dai due municipi pilota del Progetto Life Recoil, dando così avvio ad una filiera virtuosa che abbia per protagonisti proprio i territori nella gestione sostenibile dei rifiuti e in particolare nella raccolta dell'olio esausto, utile per la produzione di energia rinnovabile e per incrementare il recupero di materia. In questo modo si potrà contribuire ad incrementare quell' economia sostenibile che fa bene al Paese”.

 

In Italia, dove si stima una produzione di oli vegetali esausti pari a oltre 250mila tonnellate, di cui più della metà prodotte da consumo domestico, la raccolta dell'olio vegetale esausto potrà essere diffusa solo con la modifica della legge attuale (Codice Ambientale Dlg. 205/2010) e grazie ad attività di sensibilizzazione come quella sperimentata con il Progetto Recoil.

Nei due i due comuni pilota, Castell’Azzara (Gr) e Ariano Irpino (Av), è stata testata e monitorata la raccolta domiciliare porta a porta dell’olio vegetale esausto attraverso lo sviluppo di un software realizzato da CID Software Studio. Il risultato della sperimentazione della raccolta domiciliare porta a porta è stato incoraggiante. Un importante risultato è stato che i due comuni hanno continuato ad effettuare la raccolta anche senza il sostegno del progetto Recoil, a supporto di una buona pratica che ha fatto maturare una consapevolezza della necessità di una azione collettiva di difesa del territorio. A ciò si deve affiancare anche una costante attività di informazione da parte delle amministrazioni per evitare la dispersione dell’ambiente dell’olio esausto. A questo riguardo il progetto Life Recoil nel 2015 ha organizzato un corso di formazione rivolto alle pubbliche amministrazioni, attraverso la piattaforma di e-learning. Responsabile dell'iniziativa è Kyoto Club, impegnato nella formazione sui temi legati alla sostenibilità e ai cambiamenti climatici.

 

“Il corso di formazione online – ha dichiarato Serena Drigo di AzzeroCO2, responsabile del progetto - ha permesso di condividere con i tecnici e gli amministratori comunali i vantaggi, le criticità e le relative soluzioni per la raccolta dell'olio vegetale esausto di provenienza domestica. La partecipazione è stata ampia e interessata, si sono contati più di 140 presenze via web da tutta Italia; molti utenti hanno richiesto ulteriori documenti tecnici e hanno manifestato la volontà di ripetere il modello implementato. Il progetto Recoil è nato con l'obiettivo di proporre una concreta soluzione innovativa per affrontare il problema della dispersione degli oli vegetali esausti nell’ambiente, e il corso ci ha permesso di capitalizzare l’esperienza acquisita e diffondere questa buona pratica”.

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Pubblicato il08 giugno 2015