Globalizzazione


La globalizzazione è l’infittirsi delle relazioni economiche e finanziarie e degli scambi commerciali su scala planetaria: è stata imponente, dalla finire del secolo scorso, la crescita della quantità di beni e servizi che viaggiano da un angolo all’altro del pianeta, come la mobilità delle persone, del capitale, delle imprese. Ed è cresciuta la dipendenza reciproca tra i paesi: quello che era un sistema di Stati ed economie nazionali, pur profondamente legati gli uni agli altri, è divenuto un nuovo sistema mondiale profondamente integrato. Alla base di questa rivoluzione c’è stata la riduzione dei vincoli protezionistici e normativi, la maggior rapidità dei mezzi di trasporto, e l'evoluzione delle tecnologie dell'informazione (internet, la nascita del “villaggio globale”).

   La globalizzazione ha aperto le porte del mercato ad alcuni paesi in via di sviluppo: sono emersi nuovi colossi (la Cina e l’India), mercati sui quali vendere le merci, ma anche e soprattutto miniere di forza lavoro a prezzi stracciati. La delocalizzazione (cioè lo spostamento della produzione in paesi dove i costi sono ridotti) è una delle maggiori conseguenze della mondializzazione dell’economia. Così pure la crescente omologazione del pianeta, ridotto ad un mercato unico senza confini. Proprio l’omologazione economica e culturale, insieme allo sfruttamento delle economie più deboli e all’impoverimento delle risorse naturali, hanno prodotto la reazione di un articolato movimento no-global (o new-global) che chiede la globalizzazione dei diritti (sociali, ambientali) e non solo delle economie. E’ il cosiddetto popolo di Seattle, dalla città statunitense dove, alla fine del 1999, in occasione del summit dell’Organizzazione mondiale del commercio, il nascente movimento ha dato vita alle prime contestazioni.

I numeri della globalizzazione

Pubblicato il10 maggio 2010